La Commissione europea ha approvato il piano aggiornato dell’Italia nell’ambito di SAFE (Security Action for Europe), lo strumento europeo da 150 miliardi di euro in prestiti destinati a rafforzare le capacità militari degli Stati membri e sostenere l’industria della difesa. Il via libera riguarda una richiesta di finanziamento di poco superiore agli 8 miliardi di euro, ridimensionata rispetto ai 14,9 miliardi inizialmente previsti per il nostro Paese. A confermarlo è stato il portavoce della Commissione UE per la Difesa, Thomas Regnier, durante il briefing con i giornalisti a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles.

“Buone notizie: posso confermare che la Commissione ha approvato il piano SAFE aggiornato dell’Italia, del valore di poco più di 8 miliardi di euro”, ha annunciato Regnier.

“È molto importante per noi e per l’Italia, considerato il ruolo che l’industria italiana della difesa svolge in Europa e per l’Europa”, ha aggiunto il portavoce, sottolineando il peso del comparto industriale italiano nel rafforzamento delle capacità militari europee.

I prossimi passaggi: l’approvazione del Consiglio e l’anticipo del 15%

Il via libera della Commissione rappresenta un passaggio fondamentale per l’accesso dell’Italia ai prestiti SAFE, ma non coincide ancora con l’erogazione delle risorse. Il piano aggiornato dovrà infatti essere sottoposto all’approvazione del Consiglio dell’Unione europea, prima che Bruxelles possa procedere alla firma dell’accordo di prestito con il governo italiano.

“Come prossimi passi, il Consiglio deve approvare la nostra versione aggiornata del piano SAFE italiano. Successivamente procederemo alla firma dell’accordo di prestito, così da poter erogare al governo italiano un prefinanziamento iniziale del 15%”, ha spiegato Regnier.

Sulla base di una dotazione leggermente superiore agli 8 miliardi, l’anticipo potrebbe quindi ammontare a oltre 1,2 miliardi di euro, mentre il versamento della parte restante seguirà le condizioni e le procedure previste dallo strumento europeo. L’importo esatto del prefinanziamento dipenderà dalla dotazione definitiva autorizzata dal Consiglio.

In conferenza stampa il portavoce UE non ha indicato una data per l’approvazione del piano da parte dei governi europei, né per la successiva firma dell’accordo.

Dai 14,9 miliardi iniziali agli 8 miliardi richiesti dall’Italia

L’approvazione arriva dopo la revisione del piano italiano, che ha portato a una riduzione significativa dell’importo dei prestiti inizialmente previsti.

Nel gennaio 2026, la Commissione aveva infatti presentato una proposta di decisione del Consiglio per mettere a disposizione dell’Italia fino a 14,9 miliardi di euro nell’ambito di SAFE. Successivamente, il governo italiano ha scelto di ridimensionare la propria richiesta, comunicando formalmente a Bruxelles, il 26 agosto, l’intenzione di utilizzare circa 8 miliardi di euro.

La riduzione è stata spiegata dal ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, con la necessità di preservare risorse e margini di intervento anche per altri settori, in particolare sanità e assistenza sociale, in una fase caratterizzata dalle conseguenze economiche della crisi energetica. Tajani aveva inoltre precisato che i finanziamenti sarebbero stati impiegati, in molti casi, per progetti già programmati in collaborazione con altri Paesi europei, con un utilizzo previsto a partire dal 2027.

Il ridimensionamento del piano trova riscontro anche nella documentazione parlamentare italiana. Un dossier del Senato, aggiornato al 6 ottobre, ricorda che il Documento di finanza pubblica di aprile aveva indicato la coerenza dei prestiti SAFE con gli investimenti nella difesa già previsti dalla legislazione vigente, precisando che il piano italiano non avrebbe comportato, salvo limitate eccezioni, nuove spese rispetto a quelle programmate.

SAFE, altri 20 miliardi disponibili per rafforzare le capacità militari

L’annuncio della Commissione è giunto in concomitanza anche con la conferma del commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, riguardante la disponibilità dei fondi SAFE non ancora assegnati. Parlando martedì mattina in conferenza stampa a Varsavia al fianco del vicepremier e ministro della Difesa polacco, Władysław Marcin Kosiniak-Kamysz, il commissario UE ha affermato che vi sono ancora a disposizione “circa 20 miliardi di euro di prestiti SAFE non utilizzati, che possono essere impiegati nuovamente per rafforzare le capacità di difesa di diversi Paesi, compresa la Polonia”, ha annunciato Kubilius, ricordando come Varsavia sia uno dei Paesi faro del rafforzamento della difesa europea e destinatario di un prestito a basso interesse di 43,7 miliardi di euro. L’ex premier lituano ha ricordato che si tratta di fondi che potrebbero essere oggetto di una seconda tornata di assegnazioni.

Il 25 settembre la Commissione europea aveva già indicato la disponibilità di circa 20 miliardi, dopo la riduzione delle richieste di finanziamento da parte di alcuni Stati membri. Oltre al ridimensionamento dell’Italia – passato da 14,9 a 8 miliardi di euro – anche l’Ungheria aveva ridimensionato la propria richiesta da 16,2 a 5,4 miliardi di euro. Come indicato più volte in questi mesi dalla Commissione, queste risorse non costituiscono nuovi stanziamenti aggiuntivi rispetto ai 150 miliardi complessivi di SAFE, ma una quota della capacità di prestito esistente che potrebbe essere redistribuita. La Commissione ha previsto una nuova procedura di assegnazione entro la fine dell’anno.

SAFE costituisce uno degli strumenti principali del programma europeo di rafforzamento della difesa, con una capacità complessiva di finanziamento pari a 150 miliardi di euro.

Il meccanismo prevede prestiti a lungo termine concessi agli Stati membri per sostenere investimenti nel settore militare, incentivando gli acquisti congiunti e contribuendo al consolidamento della base industriale europea della difesa.

Tra le capacità prioritarie figurano i sistemi di difesa aerea e antimissile, l’artiglieria, le munizioni, i droni e i sistemi antidroni, oltre ad altre tecnologie e infrastrutture considerate essenziali per migliorare la prontezza militare degli Stati membri.

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